Scenari Macroeconomici

Pubblicato il 18 febbraio 2016 | di Matteo Parasacco

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Petrolio – Accordo trovato tra i più importanti produttori di greggio

Arabia Saudita e Russia, i due maggiori produttori di greggio al mondo, hanno deciso di tagliare la produzione dopo i colloqui di oggi (martedì) in Qatar.

L’accordo per fissare l’offerta di petrolio ai livelli di gennaio è considerata una proposta “adeguata” da parte dell’Arabia Saudita. Anche lo stesso Qatar e il Venezuela, che chiedeva questa decisione da tempo, hanno aderito all’iniziativa. Il Brent ha contenuto i guadagni a Londra, dopo aver raggiunto un picco prima della riunione, avvalorando i rumors che suggerivano un accordo raggiunto (buy on rumors).

petr2Il parere degli analisti sull’importanza di questa decisione è contrastato. Seppur resti vero che i due paesi in questione sono i due più grandi produttori al mondo di petrolio, l’accordo di per sé varrà poco finché non si siederanno attorno al tavolo delle trattative anche l’Iraq e l’Iran, due paesi che stanno aumentando di molto la loro produzione negli ultimi mesi, per ragioni simili. Entrambi stanno cercando di riconquistare quote di mercato perse nel tempo, a causa della situazione politico-militare e delle sanzioni.

A più di un anno da quando l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio ha deciso di non tagliare la produzione, il petrolio rimane circa il 70 per cento al di sotto del picco raggiunto nel 2014. L’offerta supera la domanda e le scorte globali di barili continuano ad aumentare, spingendo potenzialmente i prezzi al di sotto dei $ 20, come previsto da Goldman Sachs, la settimana scorsa.

petr3L’Iran, quinto produttore dell’OPEC, ha escluso eventuali tagli sulla sua produzione nel mese di dicembre. Si prevede anzi un incremento di produzione e susseguente esportazione di 1 milione di barili al giorno nel 2016, a seguito della revoca delle sanzioni internazionali. Questa settimana il primo carico di greggio in quattro anni è partito per l’Europa.

L’Iraq, dal canto suo, continua a incrementare la produzione in quanto sta uscendo da anni di conflitti e mancanza di investimenti. L’esportazione ha raggiunto, a gennaio, il record di 4,35 milioni di barili al giorno e potrebbe aumentare ancora.

Un congelamento della produzione non porterà una svolta immediata all’andamento dei prezzi, ma costituisce un primo passo verso un recupero che potrebbe avvenire nella seconda parte dell’anno. L’accordo mantiene, comunque, una sua importanza di fondo in quanto è stato siglato dopo mesi di lotta velata tra i primi due paesi esportatori per la conquista di nuove quote di mercato. Riyadh ha iniziato a esportare in Europa orientale, mentre la Russia ha superato la quota di mercato saudita in Cina. Inoltre, le due nazioni si trovano su due schieramenti opposti nel teatro della guerra civile siriana. Come già scritto in precedenza, questo accordo non sarà sufficiente a modificare lo scenario globale, soprattutto visto il continuo calo della domanda cinese per i prodotti raffinati (Diesel e gasolio), ma rappresenta una prima distensione tra gli apparati diplomatici dei due paesi che potrebbe avere ripercussioni “positive” anche nella gestione della questione siriana.

 

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Autore

Matteo Parasacco

Dopo una laurea in Società e culture d'Europa presso l'Università di Torino e la Warwick University, ha conseguito cum laude un Master Double Degree in Economia e Politiche Internazionali studiando tra l’Università della Svizzera Italiana (CH), l’Università Cattolica di Milano e la Zeppelin Universität di Friedrichshafen (D). Dopo un'esperienza in una società di consulenza strategica che si occupa di Euro-progettazione a livello internazionale, oggi è junior analyst presso una società di consulenza finanziaria in Svizzera.








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