Scenari Macroeconomici

Pubblicato il 12 febbraio 2016 | di Matteo Parasacco

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VALUTE EMERGENTI – Outlook generale

Prospettiva sulle valute emergenti.

Cattura2BRASILE – Le prospettive economiche brasiliane a breve termine rimangono fragili. La profonda recessione è aggravata da una crisi politica che ha paralizzato le decisioni di investimento e instillato un sentore negativo nei mercati finanziari. Le metriche di debito sovrano continuano a implicare un’elevata avversione al rischio, mentre le agenzie di rating internazionali mantengono un “outlook negativo”. Il real brasiliano (BRL) ha toccato di recente la soglia di 4 per BRL/USD a seguito di una fase di temporaneo aumento dello stress di mercato a inizio anno. Guardando al futuro, la visione resta cautamente ribassista per il BRL nei prossimi mesi, ma il ritmo di deprezzamento della valuta sperimentato nel corso degli ultimi 12 mesi (un calo del 33% rispetto al dollaro), non dovrebbe ripetersi quest’anno. Le stime parlano di una contrazione dell’economia brasiliana del 3% quest’anno, con l’affermazione di una modesta ripresa nel 2017; la produzione industriale è diminuita circa dell’8% negli ultimi 12 mesi e non si rinvengono segnali di imminenti inversioni di tendenza. Con il tasso di inflazione a due cifre (10,7% lo scorso dicembre), la banca centrale continua a mantenere una ferma politica di Austerity. Nel frattempo, il procedimento di impeachment contro il presidente brasiliano potrebbe scoraggiare il processo di risanamento dei conti pubblici. Nello specifico, il BRL si è dimostrato abbastanza resistente durante il primo mese del 2016 (solo -3,0% rispetto al dollaro), ma una parte della sua forza era probabilmente dovuta alle operazioni FX edge di BNDES (una banca statale) che nel periodo tra il 24 Dicembre 2015 e il 14 gennaio 2016 ha immesso nel mercato valute estere per un valore complessivo di BRL 27.3 miliardi di Real. Questa resilienza potrebbe presto concludersi siccome segnali provenienti dalla BCB indicano un’inversione di tendenza nella politica monetaria della banca centrale, dovuta alle preoccupazioni sulla crescita che possono influire sul Real, soprattutto in considerazione dell’inflazione sopra il 10%.

Cattura1 RUSSIA – La stima per il 2015 prevede una contrazione del PIL russo attorno al 3,8%, in gran parte dovuta al forte calo della spesa delle famiglie e degli investimenti in capitale fisso. La recessione economica continuerà nel 2016, ma ad un ritmo più profondo di quanto previsto in precedenza, a -1%, rispetto alla stima precedente di -0,5%. Le deboli prospettive sull’aumento del prezzo del petrolio e l’estensione delle sanzioni UE almeno fino a luglio 2016 continueranno a deprimere gli investimenti e a pesare sulla disponibilità del credito. Inoltre, il potere di acquisto delle famiglie continuerà ad essere eroso, vista la continua stagnazione dei salari nominali e l’elevata inflazione che si accompagna a un’ulteriore taglio del 10% della spesa pubblica. Nel frattempo, la tensione geopolitica tra la Russia e i suoi vicini, l’Ucraina e la Turchia in primis, ma anche l’Occidente nel suo complesso è destinata a rimanere elevata. Tutto ciò obbliga la Banca Ventrale russa a orientarsi verso una politica monetaria prudente, almeno nel breve termine. Dopo aver chiuso il 2015 ai minimi (-12,9% Y/Y), il nuovo deprezzamento del rublo aumentata la probabilità che il tasso di disinflazione (rallentamento dell’inflazione) rallenterà nei prossimi mesi. Questo, combinato con la preoccupazione della RCB per la stabilità del settore bancario e i movimenti dei capitali a favore del dollaro americano, probabilmente dissuaderà la stessa banca centrale dall’alleggerire i tassi almeno fino a marzo o aprile di quest’anno. Il prezzo target stimato per fine 2016 è fissato a USD/RUB: 69,0.

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MESSICO – Il Messico rimane un paese da tenere in considerazione per un investimento ad alto rendimento. Le prospettive economiche continuano a beneficiare della vicinanza con gli Stati Uniti, destinazione di circa l’80% delle esportazioni e principale fonte di capitali stranieri. Tuttavia, il peso messicano (MXN) non è stato (e non sarà) immune dalla volatilità globale dei mercati finanziari, nonostante gli epicentri siano altrove (Stati Uniti e Cina). Il forte calo delle attività dei mercati finanziari dall’inizio del nuovo anno insieme a una persistente debolezza dei prezzi delle materie prime, hanno portato, il 21 gennaio, il MXN a 18.80 contro il dollaro. Da allora, la valuta messicana ha recuperato in tandem con altre valute di importanza sistemica per le economie emergenti. Il parere degli analisti indica possibili pressioni esterne nel breve periodo, ma con fattori che continueranno a sostenere un andamento relativamente positiva rispetto alle altre valute dei mercati emergenti. I due fattori chiave che modellano il clima di mercato verso il Messico rimangono i seguenti: le condizioni di lavoro favorevoli negli Stati Uniti che portano un’elevata domanda di beni messicani; così come il differenziale dei tassi di interesse a lungo termine contro gli Stati Uniti a sostegno degli investimenti carry-trade e delle riforme strutturali in corso, che hanno ridotto la dipendenza del governo dalle entrate fiscali derivate dal commercio di petrolio e hanno contribuito al contenimento dell’inflazione. Il peso messicano ha avuto un pessimo inizio anno, superato in negativo solo dal peso argentino (MXN giù -5,6%, e ARS -6,81%). Assodata la grande capacità di recupero dei rendimenti nazionali, che si confermano migliori della maggior parte dei Paesi Emergenti, e i continui afflussi di capitali stranieri nelle obbligazioni locali, la sensazione è che il sell-off di inizio anno sia stato guidato da una combinazione di fattori, tra cui la volontà di copertura di posizioni locali. Molti analisti si aspettiamo un forte rimbalzo del peso messicano non appena i mercati si tranquillizzano.

Tgra2URCHIA – L’economia turca ha sfidato tutte le aspettative e ha mostrato una forte capacità di recupero nel 3° trimestre, nonostante le turbolenze politiche che hanno infiammato il clima dopo le elezioni di giugno, indebolendo il parlamento e disturbando la crescita economica. Nel mese di dicembre, il l’indice manifatturiero ha toccato il record degli ultimi 13 mesi: la fiducia delle imprese rimane in territorio positivo. Negli ultimi mesi il governo ha deciso di intensificare la sua offensiva contro i ribelli curdi che hanno dichiarato alcuni quartieri nel sud-est della Turchia “fuori” l’autorità dello Stato. Anche se questa operazione è stata limitata ad alcune città finora, c’è la possibilità che la situazione continui a degenerare. Sul piano internazionali, il paese si trova in una posizione di primaria importanza, soprattutto per quanto riguarda la lotta al Sedicente Stato Islamico, purtroppo però l’establishment governativo si mostra ambiguo verso i potenziali partner internazionali e questo influisce molto sulla fiducia e sugli investimenti diretti esteri.

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Autore

Matteo Parasacco

Dopo una laurea in Società e culture d'Europa presso l'Università di Torino e la Warwick University, ha conseguito cum laude un Master Double Degree in Economia e Politiche Internazionali studiando tra l’Università della Svizzera Italiana (CH), l’Università Cattolica di Milano e la Zeppelin Universität di Friedrichshafen (D). Dopo un'esperienza in una società di consulenza strategica che si occupa di Euro-progettazione a livello internazionale, oggi è junior analyst presso una società di consulenza finanziaria in Svizzera.








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